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Due fratelli denunciano il sindaco di Nerola e i dirigenti per i permessi di caccia negati
NEROLA – Una vicenda che nasce da un rifiuto e finisce con un conto da pagare per i cittadini.
Tutto parte nel 2022, quando due fratelli cacciatori di circa cinquant’anni si presentano all’Azienda Faunistico Venatoria comunale di Nerola, l’ente che gestisce le riserve di caccia del territorio sotto la direzione dell’ufficio tecnico comunale. L’intenzione era semplice: versare la quota per la nuova stagione venatoria. Ma al momento della registrazione arriva la doccia fredda. La loro richiesta viene respinta: non avrebbero saldato alcune quote degli anni precedenti e, quindi, non risultando iscritti, non potevano esercitare la caccia sul territorio nerolese. Per sparare alla selvaggina, avrebbero dovuto rivolgersi altrove.
La decisione non viene accettata e i due fratelli scelgono la via giudiziaria: denuncia alla Procura di Tivoli contro gli amministratori del Comune di Nerola, ipotizzando i reati di omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio. Accuse pesanti, ma prive di fondamento: i procedimenti penali vengono infatti archiviati lo scorso 25 marzo dal Gup del Tribunale di Tivoli.
Così la vicenda si ribalta. A uscirne prosciolti sono il sindaco Domenico Lelli e due ex funzionari comunali, oggi in pensione, che si erano ritrovati indagati.